TESTO EDITO
SERPENTI E PIERCING 
.Hitomi Kanehara
«Lo sai cos’è lo split tongue?»
«Che sarebbe? Una lingua biforcuta».
«Brava. Come quella dei serpenti, o delle lucertole. Anche un essere umano può farsela così». Con un movimento lento, l’uomo prese tra le dita la sigaretta che aveva in bocca e tirò fuori la lingua. Era veramente come quella di un serpente, a due punte. Mentre gliela guardavo come incantata lui accavallò le estremità sollevando ad arte solo quella di destra e ci infilò la sigaretta in mezzo.
«Non ci credo...».
Quello fu il mio incontro con lo split tongue.
«Perché non provi anche tu a modificarti il corpo?».
Non so perché, ma a quelle parole stavo già facendo di sì con la testa.
Lo split tongue lo fanno soprattutto quelli un po’ fuori: modificazione corporale come la chiamano loro. Ci si fa un piercing sulla lingua, si dilata a poco a poco il foro, poi si stringe l’estremità rimasta con un filo interdentale o da pesca, infine si dà l’ultimo taglio con un colpo di bisturi o un rasoio e il gioco è fatto. Così mi spiegò lui la procedura. Più o meno tutti seguono questo metodo, continuò, anche se ce c’è qualcuno che senza mettersi il piercing si fa direttamente il taglio col bisturi. Ma non è pericoloso? Se uno si morde a fondo la lingua finisce per morire, sapevo io, no-o? A quella domanda I’uomo-serpente rispose come se niente fosse: ma no, l’emorragia si blocca con un colpo di saldatore. È molto più veloce, mi dirai, ma se ti devo dire per me è andato benissimo il piercing. Ci vuole un po’ più di tempo, ma viene meglio invece che tagliarla tutta d’un colpo. A immaginarmi la scena del colpo di saldatore su una lingua inzuppata di sangue mi sentii drizzare i peli sulle braccia. Adesso sull’orecchio destro ho due 0G, e su quello sinistro, in fila dal basso, uno 0, un 2 e un 4G. L’unità di misura di un piercing si esprime in gauge, abbreviato in G. Lo spessore cresce col calare del numero. Di solito il primo piercing sull’orecchio va da un 16G a un 14G, con uno spessore all’incirca di un millimetro e mezzo. Oltre lo 0G c’è lo 00G, che è di circa nove millimetri e mezzo. Quelli ancora più grandi si esprimono in frazioni, e superano il centimetro. Però, francamente, oltre lo 00 diventa quasi una cosa tribale, non c’entra più con il fatto che ti stia bene o che sia fico. Con tutto il dolore che mi era costato allargare i buchi alle orecchie, non volevo nemmeno immaginare quanto potesse fare male allargarsene uno sulla lingua. All’inizio avevo solo dei 16G , fino a quando mi sono innamorata degli 00 che aveva una ragazza conosciuta in un locale, Eri, di due anni più grande e ho cominciato ad allargarli. Quando le dissi che le stavano da dio, Eri, con la scusa che arrivata a quel punto quelli piccoli non li poteva più usare, mi regalò decine di piercing, dai 12 fino a quelli da 0. Dal 16 al 6 non avevo avuto problemi. Dal 4 al 2, e poi dal 2 allo 0, quello sì che era stato dilatare. Il foro impregnato di sangue, il lobo dell’orecchio gonfio e rosso che pulsava dal dolore per giorni di fila. Mi ci erano tre mesi per riuscire a mettere lo 0. Avevo assunto anch’io il credo di Eri, quello cioè di usare dilatatori. Proprio in quel periodo pensavo di fare il grande passo e mettermi uno 00. Presa com’ero dalla storia della dilatazione, ero appesa alle labbra dell’uomo mentre mi parlava dello split tongue. E a lui sembrava non dispiacere affatto raccontarmi la cosa.
Qualche giorno dopo venni con Ama - l’uomo-serpente - al Desire, un negozio punk. Il locale si trovava sottoterra, non lontano dal centro, e all’entrata la prima cosa che ti balzava agli occhi era una bella foto in primo piano di genitali femminili. Le labbra forate da piercing. Ce n’erano altre di foto, piercing ai testicoli, tatuaggi, e tutte appese in bella mostra alle pareti. Man mano che si avanzava trovavi anche accessori e piercing normali ma poi di nuovo frustini allineati accanto a protesi falliche. Per come la vedo io, un negozio da deviati sessuali. Ama lanciò una voce e da dietro il bancone fece capolino una testa. Una testa skin, con un dragone che si avvolgeva su se stesso tatuato sulla parte di dietro, lucida.
Indicazioni bibliografiche
Hitomi Kanehara, Serpenti e piercing, Fazzi editore, 2005, pp. 7-10
Traduzione di Alessandro Clementi
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