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da Asshubeibii  Testo in lingua originale 
.Hitomi Kanehara
Se potessi fare l'amore con Murano-san... Sì, sarei disposta persino a farmi tagliare un dito... Un po' troppo?
Che tipo di gente avrà frequentato finora?... La sua infanzia, per esempio, non riesco proprio a immaginarmela. Com'era da bambino? Uno di quei mocciosi pestiferi forse? Chissà, magari gli è accaduto qualcosa di speciale che l'ha fatto diventare l'uomo che è adesso. Gli viene il batticuore quando lo chiama la persona che ama? Avrà fatto salti di gioia dopo il primo bacio? Si sarà emozionato fino alle lacrime la prima volta che ha fatto l'amore? Insomma, gli saranno capitate le cose che capitano a tutti?... No, no, non ci riesco, non ci riesco affatto a immaginarmelo. Quella sua espressione impassibile che non cambia mai, mai, mai...
Basta, non me ne frega niente! Il passato, le sue donne, non m'importano, voglio solo farci l’amore, presto. E poi può anche andarsene via, mi va bene lo stesso. Non pretendo mica che si metta con me, il matrimonio, le telefonatine... Non gli chiederò niente, niente di tutto ciò, solo di fare l'amore con me, questo e niente più.
Muoio dalla voglia di vedere la sua espressione mentre mi guarda, mentre mi chiede insistentemente qualcosa. Non m'interessa nient'altro, la mia testa è piena solo di questo. Farò in modo di farmi dare il numero del suo cellulare, sì, sì, è così che devo fare. Mi sono alzata di scatto dal letto, infilata i pantaloni della tuta e sono uscita dalla mia camera carica di entusiasmo.
Ho provato a bussare forte alla porta di Hokuto, ma non ho ricevuto risposta. Hokutooo! Ho provato a gridare, ma niente, non mi ha aperto. Maledizione! Ho preso a calci la porta e finalmente ho sentito il rumore della chiave che girava. Ho tirato la maniglia con tutte le forze e ho trovato Hokuto lì impalato che mi fissava con uno sguardo incredulo.
Ho cacciato un urlo a tutto volume e ho stralunato gli occhi per la meraviglia. Lui ha riso nervoso, forse per lo spavento.
«E quello?!»
«È la... la figlia, la figlia di un parente».
I miei occhi si sono incollati sull'esserino coricato in mezzo al letto. Si dimenava a scatti ed era completamente nudo. Piangeva, convulsamente.
«Vuole il latte, non l'hai capito?!»
Alle mie parole Hokuto ha finalmente reagito, mormorando: «Ma io non ce l'ho...»
Possibile che esistano genitori che affidano il proprio figlio a qualcuno senza premurarsi di lasciargli un po' di latte in polvere? Mi sono avvicinata alla bambina e le ho messo il pannolino che stava sul letto. Mentre la vestivo ho toccato la sua testa, soffice, e quella sensazione, come di piume di un pulcino, si è diffusa lungo tutto il palmo della mia mano.
«Hokuto, datti una mossa e vai al drugstore davanti alla stazione. Quello è sempre aperto, no?»
«Ma... che devo comprare?»
«Tu che hai? Così facciamo prima...»
«Veramente, non ho niente».
«Latte in polvere, biberon, pannolini e omogeneizzati. Va', corri!»
È uscito di casa in fretta e furia ripetendo latte in polvere, biberon, pannolini... La pupetta si è messa a piangere a dirotto e allora me la sono presa fra le braccia. Sembra quasi di stringere un'ameba, si divincola come un ossesso! Qui se non sto attenta mi casca per terra. Se solo potessi darle il mio latte... Nel pensarlo mi sono sollevata la maglietta e ho avvicinato il seno alla poppante, che aveva già arrotondato le labbra alla sua ricerca. E succhia a più non posso, attaccata al mio capezzolo con una voracità che fa quasi orrore, e non sembra nemmeno umana. Avrà sì e no sei mesi. Lei che continua a ciucciare e io a sentire di nuovo desiderio. Le ho cinto la schiena con il braccio sinistro, e con la mano destra ho cominciato a toccarmi. La bambina si è finalmente rassegnata a staccarsi dal mio seno senza latte, intorpidito. L'ho posata in mezzo al letto. Ma la mocciosa piange. E quanto rompi! Ma da dove diavolo sei sbucata, eh?! Peste!
Distratta dai troppi pensieri, la mia libidine si è affievolita. Sono riuscita a fare tabula rasa nella mia testa, e in quello spazio vuoto si è insinuata l'immagine di Murano-san, che in breve l'ha riempito tutto, completamente. Questa è dipendenza allo stato puro, che altro sennò? Mentre cerco i fazzoletti, i miei occhi si posano sul cellulare di Hokuto, lasciato in bella mostra sul tavolo del computer. Pericolo! Ho il presentimento che entro breve darò una sbirciata alla rubrica alla conquista del numero di Murano-san. Ho lasciato perdere il mio piacere, mi sono infilata la tuta e ho afferrato il cellulare. Copiato il numero, l’ho richiuso e l'ho rimesso nella stessa identica posizione di prima. Mi sono messa il foglietto nella tuta e il mio cuore ha preso a battere all'impazzata. In quello stesso istante Hokuto è rientrato. Si è fatto avanti senza dire una parola e ha sorriso rilassato soltanto quando i suoi occhi si sono posati sulla bambina.
«Oh, lo prepari 'sto latte?!»
Hokuto mi ha fatto remissivamente di sì con la testa e si è diretto in cucina. Io ho tirato fuori dal sacchetto della spesa i biscottini per neonati, li ho spezzettati per bene e li ho infilati poco alla volta nella bocca della poppante, che finalmente ha smesso di piagnucolare e ha cominciato a masticare rumorosamente con un'espressione di felicità stampata sul viso. Mmh, stava di sicuro morendo di fame. Ho provato a distendermi lì di fianco e ho sentito il suo odore di lattante. Un odore dolciastro, un odore corporeo non troppo forte che mi è penetrato nelle narici. Questa bamboccia che si rifocilla tutta contenta è veramente felice? Non si sentirà tremendamente seccata al pensiero di essere stata portata qui, nella stanza di un uomo che nemmeno conosce? Forse adesso in quella sua testolina starà pensando: Scusate il disturbo! E magari si starà sforzando di sorridere solo per far piacere a me, che le sto dando da mangiare...
«Andrà bene così?»
Hokuto è tornato nella stanza con il latte pronto proprio al punto giusto... Mentre Hokuto travasava il latte nel biberon, il sorriso della bambina si è fatto più ampio. E che altro potrei fare? Me l'avete addirittura riscaldato, starà pensando in questo momento.
«Hokuto, ma si può sapere fino a quando devi tenerla?»
«Ah, mmh... veramente non lo so ancora».
«Ma chi è questo parente che ha avuto il coraggio di affidartela? Proprio a te che a stento distingui la destra dalla sinistra. Forse qualcuno che doveva farsi i fatti suoi?»
«È una lunga storia...»
Ah, è così? Una lunga storia...
«Senti Aya, non è che potresti guardarmi la piccola per un po'?»
«E perché io?!»
«Perché se resta da sola è pericoloso, no? Qualcuno deve pur dargliela la pappa...»
«Sì, ma perché proprio io?!... Prenditi un giorno di vacanza!»
Hokuto mi ha guardato con una faccia terribilmente depressa e se n'è uscito biascicando un che stronza!
Merda, che stronzo che è lui! Me ne sono tornata nella mia stanza e ho tirato fuori il foglietto su cui avevo annotato il numero di Murano-san per registrarlo sul cellulare. Fuori stava spuntando l'alba, ho preso una sigaretta e me la sono accesa. Appena ho aperto la finestra è venuto dentro un vento freddo, e ogni singola parte del mio corpo ha reagito a quella sensazione di gelo. Che freddo, che freddo, che freddo! Ma si può sapere cosa vuoi?! Ma si può sapere cosa voglio? Con me non la spunti! Puoi anche farti venire la pelle d'oca, puoi pure crepare di freddo, ma non ti aspettare che sia io a chiuderla, quella cazzo di finestra! E se fai casino, giuro che ti ammazzo. Ti ammazzo, ah! E non solo posso farti fuori... Io ti fotto e poi ti uccido! Lo posso fare, sai?! Muori, vomita, sbraita, a me non me ne frega niente! Io sono come uno spettatore che può toglierti di mezzo in un colpo solo, facilmente. Ma anche un aggressore che appare dal nulla e ti fa fuori, altrettanto facilmente. Ti ammazzo perché mi dai sui nervi, solo per questo. Tu a questo mondo non servi. Che fai se ti ammazzo, ah?! Ridi?! E certo che ridi, eh? Se sono io che ti ammazzo, non puoi non ridere, eh? E se ti guardo che ridi, io riderò ancora di più! Perché tu non sei altro che me. Il fatto che tu viva, la tua stessa esistenza è ridicola! E come potrebbe non esserlo visto che continui a vivere anche se da un momento all'altro io potrei ucciderti? Ma è ancora più ridicolo che fino a oggi non mi sia mai saltato in mente di farlo. Mi sarebbe bastato pensarlo per un solo attimo, e l'avrei fatto, così su due piedi, perciò devi ringraziare il cielo se in questi ventidue anni non mi è mai passato per la testa. Pensaci, sei fortunata a vivere ancora. Ma lo sai cosa significa vivere? Dai, forza, perché non provi a spiegarmelo un po', con la mente bacata che ti ritrovi? Perché continui a tacere?! Non capisci niente! Non capisci niente! Se non ci fossi io, saresti perduta! Come fai a farti venire la pelle d'oca e a supplicarmi di chiudere quella maledetta finestra! Basta, sparisci! Ho gridato e afferrato il coltello da frutta che ho usato ieri per mangiare l'arancia. Me lo sono piantato nella parte interna della coscia sinistra. Il mio corpo è insorto.
Io devo essere pazza. Perdo la testa per un attimo e mi ficco un coltello nella carne... Sì, devo essere proprio pazza, pazza da legare! E ora che faccio? Mentre penso, le lenzuola del mio letto si fanno sempre più rosse. Mi sento veramente bene. Che meraviglia. Non riesco quasi a immaginare che questo rosso sia sgorgato dal mio corpo. È bellissimo. Se il mio sangue è così bello, perché io devo essere tanto sudicia? Perché ero una frana in matematica? Perché non sono mai stata capace di capire la letteratura classica? Perché non so leggere nel cuore della gente? Quando ho realizzato che non esiste niente e nessuno che mi ama, mi è sembrato come se tutto ciò che mi riguarda, mi avesse tradito. Forse sono stata tradita fin dall'inizio, tradita dalla nascita.. No, no, non è così, è che nessuno mi ha mai cercata, mai qualcuno disposto a mettersi sulle mie tracce, sì è così, forse nessuno mi ha mai cercata, e non c'è nessun'altra verità. Qualcuno mi cerchi, vi scongiuro! Va bene chiunque... Davvero, va bene chiunque, chiunque! Cercatemi! Ve lo chiedo per pietà, va bene? E preoccupatevi, anche. Preoccupatevi! Preoccupatevi di questo sangue che scorre. Preoccupatevi di me che mi sono piantata un coltello nella carne. Preoccupatevi in qualsiasi modo, ma preoccupatevi... di me. Va bene ogni parola, ma ditemela! Ho capito, basta così, basta così...Che qualcuno mi ami, qualcuno, qualcuno mi ami, qualcuno mi cerchi... Chiunque va bene! Non mi lamenterò, giuro. Mi sono forse lamentata fino a oggi? Se l'ho fatto, perdonatemi... Ma sì che l'ho fatto, eccome! Non faccio altro che lamentarmi, ma solo perché voglio che qualcuno mi cerchi, non ho scelta. E continuerò a farlo, perché non posso fare altrimenti. Sì, non posso fare altrimenti. Non posso fare altrimenti e sto cercando qualcuno. Voglio essere amata! Da qualcuno che non abbia nessun'altra, però. Solo me. Voglio qualcuno che ami solo me. Non mi interessa qualcuno che ama altri all'infuori di me, non va bene, e poi non è amore. Dio, solo Dio può amare all'infuori di me. Perché tranne che me e Dio non avrebbe assolutamente motivo di amare altri. Le lacrime hanno cominciato a rigarmi le guance, che vergogna... Ma adesso basta, ne ho abbastanza, non mi amate, non m'importa! Non mi amate, per favore. Non mi amate, capito?! Essere amata sarebbe un fardello troppo pesante per me. Non sono degna di essere amata. Sono un essere infecondo. Anche se non mi amate, va bene lo stesso. Se non mi cercate, va bene lo stesso. Non cercate niente, non cercatemi!... Però, anche se solo un poco, interessatevi a me, vi prego. Solo a me... No, un momento, va bene pure se non vi interessate solo a me. Fra tutte le cose cui dedicate il vostro interesse, vi scongiuro, inserite anche me, mi basta un solo millimetro della vostra attenzione, ma datemelo, lo desidero. Sì, lo so, sono un essere per il quale nessuno prova interesse, ma va bene chiunque, chiunque che si interessi un po' a me. Interesse, puro e semplice, niente di più. Io non vi chiedo altro che accordarmene un solo millimetro. Ho detto persino che va bene anche se non sono la sola a interessarvi. Va bene tutto, tutto! Tutto, purché mi riguardi. Interessatevi a qualcosa di me, di me! Io, capito?! Io! Perdonatemi se io sono io, vi chiedo scusa. Ma io mi piaccio, molto! Non m'interessa nulla all'infuori di me! Perdonatemi, però, eh? Io, è una parola che amo, mi piace! Io, io, io!... Lo ripeto per garantire quantomeno la mia esistenza a uno stato gelatinoso. Se non lo facessi, sarebbe come se io non vivessi, non esistessi...
«Uhhh!»
Ho gridato e mi sono messa a piangere. Mi è sembrato come se la gamba mi facesse male, che ci fosse qualcosa di triste.
«Uuuhhh!»
Ho provato a gridare più forte e mi sono sentita in un certo senso sollevata. Sì, domani amerò qualcuno. Questo, ho pensato.

Traduzione di Gianluca Coci
Partecipa alla serata del
.7 giugno






Musica di
.Salvatore Bonafede


 
 
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