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SCRITTORE
   Ali Smith
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Biografia
Ali Smith è nata a Inverness, in Scozia, nel 1962. Si è laureata ad Aberdeen e ha cominciato a Cambridge un dottorato sul postmodernismo nord-americano e irlandese che non ha mai finito. Ha insegnato per un anno all’Università di Strathclyde, ma presto si è resa conto che il suo interesse per la letteratura non aveva niente a che vedere con la carriera accademica: Ali non voleva parlare dei libri degli altri, bensì scriverne di suoi. Inizialmente la scrittura è stata per lei una forma di terapia per uscire fuori dalla sindrome di stanchezza cronica che l’aveva colpita nei primi anni Novanta, ma ben presto lo scrivere si è rivelato la passione della sua vita, un mezzo per uscire da sé e ascoltare il mondo. Oggi l’autrice vive ancora a Cambridge e scrive regolarmente articoli e recensioni per The Scotsman e per il Times Literary Supplement.
I suoi libri hanno vinto una serie di premi: la prima raccolta di racconti, Free Love and Other Stories ha vinto il Saltire First Book Award, Hotel World ha vinto l’Encore Prize ed è stato tra i finalisti di due premi prestigiosi quali l’Orange e il Booker.
La sua grande forza sta nel saper trattare temi difficili - la vita, la morte, la sofferenza, l’amore - con grazia, leggerezza e umorismo, creando sempre verità spiazzanti.
 
Hanno detto di lei

«Hotel World è tutto quello che un romanzo dovrebbe essere: inquietante, rassicurante, divertente, provocatorio, triste, sgarbato, pieno di bellezza. Un libro coraggioso e brillante che lascia senza fiato».
The Independent

«...Hotel World è un romanzo particolarissimo, di cui non privarsi: perché è studiato fino a sembrare artificioso [...] È un romanzo che sembra una raccolta di short stories [...] E, soprattutto e forse un poco a sorpresa, è un libro che affronta quasi con leggerezza gli argomenti chiave dell'esistere: la malattia, la morte, l'amore».
Loredana Lipperini, La Repubblica

«Un tuffo verso l'ignoto. Eccitante, pieno, allegro [...] In Hotel World cinque voci femminili si interrogano sul senso della perdita e del dolore. E ciascuna lo fa partendo da un proprio personalissimo linguaggio. Che è come una lunga, ossessiva conversazione con se stesse. Un arrovellarsi a volte beffardo e a volte disperato. In cui alla fine ognuna è un pezzo a sé stante, un filamento granuloso nella cellula mondo».
Sebastiano Triulzi, Alias
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.31 maggio
LETTO DA
.Manuela Mandracchia
MUSICA DI
.Franco D'Andrea